Tamara De Lempicka | La tela come specchio

La pittura di Tamara Rosalia Gurwik (Varsavia 1898 – Cuernavaca 1980), nota come Tamara de Lempicka, rappresenta uno dei simboli per eccellenza dello stile Art Déco. L’artista interpreta lo spirito del suo tempo tenendo sempre a mente le lezioni dei grandi maestri del passato: è costante, nella sua produzione, una riflessione sulla rappresentazione del corpo nella statuaria di Michelangelo e nei dipinti di Pontormo; sono ricorrenti inoltre i richiami alla morbidezza delle figure di Ingres. A questo si aggiungono stimoli che coglie dalle geometrie cubiste e studi sulla luce che trae dal metodo fotografico come il piano ravvicinato e l’utilizzo del fondo neutro.

Copia della Sibilla Libica di Michelangelo, 1937 circa

I grandi punti di riferimento dell’artista sono i due maestri presso i quali svolge periodi di studio: Maurice Denis, del quale frequenta l’atelier prima dell’arrivo a Parigi, e André Lhote, di cui è allieva dal suo arrivo in Francia (nel 1921). Entrambi svolgono un ruolo assolutamente fondamentale nella formazione di Tamara de Lempicka, forgiando la sua visione della rappresentazione del corpo umano e contribuendo quindi in maniera significativa a quello che poi diventerà il suo stile caratteristico.

Da Denis, pittore simbolista, apprende il concetto della semplificazione delle forme ma anche del quadro in quanto oggetto: esso è, prima di poter diventare qualunque altra cosa, una semplice superficie piana su cui i colori vengono stesi e accostati in un determinato ordine. Un oggetto destinato all’occhio e non alla mente.

La dormiente, 1930

Da Lhote, artista che aderisce alla fase sintetica del cubismo, la Lempicka apprende invece la cosiddetta “prospettiva ravvicinata”, che si basa sul chiudere la figura rappresentata in uno spazio ristretto, conferendole monumentalità e rendendola protagonista assoluta del dipinto. Inoltre, Lhote afferma che è essenziale per il pittore vedere le cose “con l’occhio dello scultore”.

Quest’ultimo concetto ha un impatto decisivo sulla lettura che la Lempicka fa del corpo umano. Ciò emerge, oltre che dalle sue opere, anche da un carteggio con Gabriele D’Annunzio in cui l’artista manifesta una particolare attrazione per la scultura, considerata più solenne e completa della pittura. E in effetti, nonostante la sua totale dedizione nei confronti della pittura durante l’intera carriera, i dipinti di Tamara de Lempicka attingono molto dal mondo della scultura.

Nudo con edifici, 1930

In particolar modo, se ci soffermiamo sui ritratti (soprattutto quelli degli anni ’20-’30) possiamo osservare come le figure siano impostate in modo statuario: hanno la solidità del marmo, i dettagli anatomici sono come scolpiti seguendo la precisione dei solidi geometrici. La tavolozza è elementare: pochi colori stesi con grande rigorosità fino a renderli smaltati, piatti, accostati sapientemente per far emergere forti contrasti di luci ed ombre.

Questa grande attenzione per i volumi e le geometrie sfocia in una vera e propria deformazione della figura umana, dovuta certamente ai retaggi cubisti di cui si è già detto.

Autoritratto, 1932

Ma è davvero tutto qui?

Se guardiamo le fotografie che ritraggono Tamara de Lempicka risulta subito evidente quanto fossero forti i suoi tratti fisionomici. E, nelle linee spigolose del suo volto, ritroviamo gli elementi comuni alla maggior parte dei suoi ritratti. Potrebbe allora trattarsi di una deformazione della figura umana declinata secondo la propria immagine, che diventa totalizzante ed utilizzata come metro di misura. Ciò non sorprende particolarmente se si considera, oltre all’artista, anche il personaggio: la Lempicka mantiene durante tutta la carriera la tendenza a proporre la propria immagine pubblica come qualcosa di iconico,  al pari delle grandi dive del cinema degli anni Trenta.

La tela si trasforma per lei quasi in uno specchio: ogni soggetto che rappresenta incarna una o più  caratteristiche fisiche che le appartengono. Un modo, forse, per rendere la propria immagine eterna. 

Ragazza con guanti, 1930

Tamara de Lempicka nel 1928

Foto da http://www.delempicka.org/

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