Su di me

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L’arte ha sempre, in qualche forma e in una certa misura, fatto parte della mia vita. Sono stata educata al bello e ne sono sempre stata attratta. 


La prima volta che mi sono imbattuta nell’arte contemporanea avevo circa sei anni. Ero con mia madre e partecipavamo ad un laboratorio didattico presso il Centro Pecci di Prato. Nonostante fossi piuttosto piccola, ho diversi ricordi di quella giornata che occupa ancora un posto importante nella mia memoria e nel mio cuore. Fra le cose che ricordo maggiormente c’è un colore – anzi, un non-colore: il bianco. Era totalmente bianca una sala, per esempio, che era piena di tronchi d’albero tagliati a mezzo metro circa dal pavimento. Bianchi anche loro. Così come i lavori che ci hanno fatto fare con vari materiali durante il laboratorio. Completamente bianchi. Ricordo benissimo il senso di serenità che mi trasmetteva. Mi sentivo come avvolta in un candido lenzuolo, mi dava una sensazione di pace, di purezza. Ricordo altrettanto bene quanto fosse attivata all’ennesima potenza un’altra sensazione in me: lo stupore. E, di conseguenza, la curiosità. Quella curiosità che solo i bambini sanno avere, ma che dovrebbero esercitare anche gli adulti.


L’arte ha continuato, silenziosa e indisturbata, a fare parte della mia vita. Senza sosta, continuamente, ma senza essere d’intralcio a tutto il resto. E, fedele come la migliore delle compagne, mi ha aspettato per molti anni. Ha aspettato che fossi pronta per lei.


Sono stata a lungo fermamente convinta di volermi dedicare a tutt’altro. Ho fatto tutt’altro, in effetti. Ho studiato Architettura e questo mi ha dato uno dei più grandi insegnamenti della mia vita: Giulia, tu non vuoi fare l’architetto. Ma mi ha anche insegnato che a volte le scelte migliori sono quelle meno scontate, talvolta anche le meno facili.
Così ho intrapreso un percorso universitario che, nell’immaginario collettivo, corrisponde in maniera abbastanza precisa al perenne precariato: mi sono iscritta a Lettere. Ho scelto un indirizzo storico-artistico, e poi dalla mia Sicilia sono arrivata a Firenze. Qui mi sono laureata in Storia dell’arte. E qui ho scelto di rimanere.


Dunque, ricapitolando: mi sono iscritta ad Architettura per poi laurearmi in Storia dell’arte, ho scelto la culla del Rinascimento perché amo in particolar modo il contemporaneo. Giuro che nella mia testa ha un senso. Ma forse non solo nella mia testa.
Perché non tutto deve necessariamente seguire l’ordine nel quale abbiamo sempre guardato il mondo. Le cose possono – in certi casi, devono – essere viste da un’altra prospettiva. Come me che non faccio l’architetto, come Firenze non del Rinascimento ma del contemporaneo, come una tela che è fatta di vetro. 

Questo logo è nato con il nome del sito, da un’idea che era nella mia testa da molto (troppo) tempo e che ha trovato forma grazie a mia sorella, Maria Eugenia Di Giacomo.