Il posto che (non) c’è | Intervista ad Alessio Alcini

Beccaglio - Ultime Scoperte Nel Mondo Animale (Progetto di Fantazoologia), 2019.
Beccaglio - Ultime Scoperte Nel Mondo Animale (Progetto di Fantazoologia), 2019.

Io mi sento molto infantile, c’è un lato di me che non vuole crescere, ma non la vedo come una cosa negativa. La mia voglia di novità, di imprevedibilità, di gioco e di casualità può sicuramente ricondursi a questo mio aspetto.

Alessio Alcini è un giovane illustratore che ha trovato nei suoi disegni un posto felice. Un posto in cui l’età adulta non è arrivata, in cui non ci sono limiti all’immaginazione. In poche parole, un posto in cui tutti vorremmo restare ancora un po’.

I suoi disegni sono il racconto di ciò che non è, ma che potrebbe essere se solo ci sforzassimo di guardare oltre. Osservandoli ci riscopriamo incuriositi da un mondo le cui fattezze hanno il sapore di un tempo mai esistito, o forse semplicemente di un tempo passato…come un libro dalle pagine ingiallite e le immagini sbiadite.

Uno di quei libri che si sfogliano sempre volentieri, anche da adulti, dimenticando per qualche istante la realtà che ci circonda.

Raccontami un po’ di te.

Ho ventisette anni, vivo a Pineto, una piccola città in provincia di Teramo, in Abruzzo.
Ho fatto la triennale in grafica all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila e la magistrale in illustrazione a Macerata. Ho finito gli studi un anno e mezzo fa, poi ho fatto un tirocinio di tre mesi in Spagna. Tornato in Italia ho iniziato a collaborare con diversi scrittori per realizzare libri illustrati, ed è ciò di cui mi occupo tutt’ora, o perlomeno ci provo.

Rado The Barbarian, illustrazione per il progetto 88 Bestie di Marco Taddei.

Qual è stato un progetto che ti ha dato particolare soddisfazione?

Credo che il progetto di cui vado più fiero sia la mia tesi di laurea, il titolo è Ultime Scoperte Nel Mondo Animale. Si tratta di un libro di zoologia immaginaria, parla della scoperta di nuove specie animali inesistenti ma verosimili. Alcune tavole del libro sono state selezionate per la Bologna Children’s Book Fair 2020, è stata veramente una sorpresa e una grande soddisfazione. Purtroppo l’edizione di quest’anno si è svolta esclusivamente in virtuale. Tra l’altro questo progetto non ha ancora trovato un editore per la pubblicazione – e forse non lo troverà mai.
L’idea per questo progetto è nata innanzitutto dal fatto che amo la natura e gli animali, poi mi è sempre piaciuto inventare creature, mostriciattoli e personaggi improbabili, preferibilmente con nomi assurdi. Mi piace anche l’idea della scoperta e della novità in generale. Durante gli anni della magistrale mi sono interessato sempre di più all’illustrazione naturalistica, che mi ha fatto rispolverare i libri di animali di quand’ero piccolo, con le pagine ingiallite e le immagini un po’ sbiadite. Quei libri mi hanno dato un sacco di ispirazione.

Lucertola maleducata – Ultime Scoperte Nel Mondo Animale (Progetto di Fantazoologia), 2019.

Pesce Paglia – Ultime Scoperte Nel Mondo Animale (Progetto di Fantazoologia), 2019.

Da dove è nata la passione per l’illustrazione? C’è una ragione per cui hai scelto questo linguaggio espressivo in particolare?

Diciamo che la comunicazione attraverso le immagini mi ha sempre affascinato.
Nel periodo delle scuole superiori ero appassionato di graffiti, una realtà che ti spinge a trovare uno stile personale e a migliorarlo sempre di più, anche grazie allo spirito di competizione che si crea. Penso che ciò abbia gettato le basi per la ricerca di un linguaggio visivo proprio. Durante gli anni di studio in grafica mi piaceva disegnare mostriciattoli e animali antropomorfi (anche se in realtà li ho sempre disegnati) che in un modo o nell’altro raccontavano qualcosa. Qui ho sentito il bisogno di narrare attraverso le immagini e dunque a frequentare l’indirizzo di illustrazione. Quindi diciamo che è stato un processo abbastanza graduale. Poi mano a mano ho anche acquisito un po’ più di disciplina nella realizzazione delle illustrazioni.

Zuihitsu, album cover per Blueskybeats.

Gli studi che hai fatto sono indirizzati nel campo della grafica, ma io vorrei chiederti: ti senti più artista o più illustratore? Quanta differenza c’è fra le due cose secondo te?

Io penso di sentirmi un artista in generale, semplicemente perché lavoro con diversi linguaggi: principalmente con l’illustrazione e con la grafica, ma mi piace anche creare musica e fare montaggi video, ultimamente ho realizzato anche delle sculture in plastica. La differenza credo sia questa: l’artista comunica con più linguaggi, l’illustratore solo con uno. Tra l’altro è difficile vivere solo con l’illustrazione, quindi meglio spaziare.

Parlami della tua tecnica: cosa utilizzi maggiormente? Hai esplorato anche altre tecniche o ti piacerebbe sperimentarne altre in futuro?

Da circa tre anni la mia tecnica preferita è l’acquerello, principalmente perché è comodo. Non è affatto facile usarlo, ma con un po’ di allenamento può dare un sacco di soddisfazioni. Tuttavia i pennelli e ancora di più i fogli sono una grossa spesa.
Sì, ho esplorato diverse tecniche negli anni. Nel periodo in cui studiavo grafica ho realizzato diverse incisioni nel laboratorio dell’accademia, ma non mi sono appassionato fino in fondo. Adoravo i pennarelli pantone, sono molto comodi ma costano davvero troppo, ora li uso solo ogni tanto. Poi per un periodo ho usato molto la penna bic, ma a quanto pare a lungo andare l’inchiostro ingiallisce e quindi ho smesso. Ovviamente uso molto anche la matita e alcune volte le matite colorate e gli acrilici. Ultimamente ho iniziato ad utilizzare i colori a olio, ma devo ancora fare pratica.
In futuro vorrei sperimentare l’inchiostro e la tempera, ce li ho in un cassetto da un paio d’anni…prima o poi arriverà il loro turno.

Fra i tuoi lavori mi affascina particolarmente Polmoni verdi, nella sua essenzialità manda un’immagine molto chiara, un concetto molto fresco. Come è nata l’idea?

L’opera Polmoni Verdi l’ho realizzata per un concorso della rivista “Illustrati” della casa editrice Logos, il tema era la Foresta Amazzonica e quindi la deforestazione. Devo dire che era un tema molto sentito…Mi voglio anche illudere di poter essere, nel mio piccolo, utile a sensibilizzare le persone su questi argomenti.

Polmoni verdi (contest Amazzonia per “Illustrati”), 2020.

Questo interesse per la scoperta e la novità, unito a quello per l’illustrazione che è poi il contesto in cui trova forma…ha forse a che fare con un lato “infantile” – inteso con accezione positiva – di te che vuoi mantenere vivo? 

Sì, assolutamente. Io mi sento molto infantile, c’è un lato di me che non vuole crescere, ma non la vedo come una cosa negativa. Ho sempre avuto il timore di diventare adulto, penso perché mi sono reso conto da subito che la vita degli adulti (al giorno d’oggi) spesso è triste e noiosa e crescendo diventa sempre più schematica e ripetitiva. La mia voglia di novità, di imprevedibilità, di gioco e di casualità può sicuramente ricondursi a questo mio aspetto.
Il problema è proprio che spesso la parola “infantile” ha un’accezione negativa, forse anche per questo le persone si sentono in dovere di diventare adulte.

Dino Saturi (progetto personale), 2020.

Cosa speri per il futuro dell’arte, e per la tua in particolare?

Il futuro dell’arte? Non saprei, spero solo che gli artisti non vengano rimpiazzati dai computer.
Alla mia di arte auguro di rimanere sempre viva e vera, di portare messaggi interessanti e magari anche utili, e di essere apprezzata abbastanza da farmi guadagnare da vivere. Spero di riuscire a vivere solo di questo in futuro.

[Questo articolo è frutto di una collaborazione con Bimble, una realtà che ha l’obiettivo di promuovere artisti emergenti e metterli in contatto con locali che possano accogliere le loro esposizioni.]

Per approfondire, dai un’occhiata a questi link:

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8 commenti on "Il posto che (non) c’è | Intervista ad Alessio Alcini"


    1. È vero, l’acquerello non è semplice da utilizzare e il tratto delicato di Alessio ne sa tirare fuori al meglio il potenziale espressivo. Sono molto contenta che ti sia piaciuto!

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  1. Artigianato che sa trasformarsi in arte; il fantastico che trascolora in narrazione. Finalmente il disegno, finalmente sapienza nell’impaginazione. Finalmente qualcuno che ti racconta attraverso i suoi sogni i nostri sogni.
    Un pittore (eh si!) da tenere d’occhio.

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  2. Un artista assolutamente geniale! Il tratto è accattivante e i soggetti fantastici (in tutti i sensi…). Inoltre mostra un raro senso dell’ironia, che trovo molto divertente.
    Ha un grande futuro davanti!
    Gianni

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