Intro

(sei sicuro che potevi farlo anche tu?)

Credo sia importante e onesto da parte mia mettere subito in chiaro cosa troverai e cosa non troverai qui.

Tanto per cominciare non troverai delle lezioni di storia dell’arte, né contemporanea né di alcun genere. Per quello dovrai rivolgerti altrove e a qualcun altro; le opzioni di certo non mancano – oggi meno che mai. Il mio intento non è riversare qui quello che so – o che penso di sapere. Il mio intento è condividere qualcosa che sento di dover dire, e fornire a chi legge degli strumenti. Poi sarà chi legge a decidere cosa farsene. Che ci piaccia o meno, la storia dell’arte non è una scienza esatta. Quella contemporanea lo è ancora di meno.

Non troverai alcun tipo di esaltazione del genio dell’artista, di chiunque si parli. Il genio. Non so neanche cosa voglia dire esattamente. L’arte non è un’ entità sovrannaturale che si impossessa dell’artista. L’artista non è un posseduto. L’artista è una persona. Esattamente come me e come te. Con delle capacità e, in certi casi, con un talento particolari. Ma soprattutto con altre cose: impegno, dedizione, curiosità instancabili. E poi tanto studio, tantissimo esercizio. Sono le stesse qualità che si richiedono ad uno scrittore, un medico, un avvocato, un insegnante. Chiunque faccia bene il proprio mestiere è chiamato ad esercitarle ogni giorno, per produrre qualcosa di più o meno grande, più o meno utile. Ciò non significa che tutti gli artisti siano qualitativamente allo stesso livello, o che chiunque possa fare l’artista, sia chiaro. Del resto non tutti possono fare lo scrittore, il medico, l’avvocato o l’insegnante. E non tutti gli scrittori sono Dante Alighieri.

Arriviamo così ad un’altra questione: qui non sentirai parlare di capolavori. Non tanto perché non si parlerà effettivamente di capolavori, quanto perché è proprio la parola capolavoro che genera confusione. L’opera d’arte, di qualunque tipo e qualunque epoca, prima di poter essere qualcosa di straordinario o una schifezza totale è una cosa molto più semplice: è un oggetto (anche se non sempre, ma qui si aprirebbe una parentesi troppo grande per una semplice introduzione). Questo è importante. Perché per capire il capolavoro forse – e sottolineo forse – ci vuole lo studioso, la persona “che se ne intende” (anche questa espressione è una cosa che qui non troverai mai), ma per capire l’oggetto basta una persona. Una persona qualunque. Esattamente come me e te. Ciò non significa che qualsiasi oggetto possa essere considerato un’opera d’arte, ovviamente. Ci sono diversi aspetti che permettono di distinguere fra le due cose, e fra l’altro anche in questo caso non si è sempre tutti d’accordo. Ma a questo ci arriviamo più in là, se vorrai trattenerti da queste parti.

Un’altra cosa che certamente qui non troverai e che però è in un certo senso la ragione per cui nasce questo spazio è la frase “lo potevo fare anch’io”. La pugnalata al cuore di tutti gli amanti dell’arte contemporanea. Non troverai comunque neanche giri di parole che vogliano a tutti i costi convincerti che un taglio o un punto nero su una tela bianca siano opere di altissimo livello, e che se non lo riconosci sei un ignorante. Troverai però un altro modo di vedere quel taglio o quel punto, magari, e poi potrai decidere cosa ne pensi. Perché la verità è che gli ignoranti non esistono, esistono solo persone che non si sono ancora fatte le domande giuste.

Vedi, in effetti tecnicamente lo potevi fare anche tu. L’artista è una persona, ho detto poco fa, e tu sei una persona. 

Ma resta comunque il fatto che no, non lo hai fatto tu. E dovrà pur esserci un motivo.

Questi siamo io e Lucio Fontana – per la precisione Concetto spaziale. Attesa (1965) in occasione della mostra “Nascita di una nazione. Fra Guttuso, Fontana e Schifano” tenutasi a Palazzo Strozzi nel 2018.

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