Gustav Klimt ed Egon Schiele | I due volti della natura umana

Cafè Museum, Vienna, 1907. Un artista ormai affermato si imbatte in un giovane e talentuoso studente. Li separano ben ventotto anni ma ad unirli è una visione affine dell’arte ed un comune interesse per la figura umana e la sua gamma espressiva. Entrambi scelgono di distaccarsi dall’ambiente accademico e promuovono la libertà d’espressione.

Egon Schiele (1890-1918) ha solo diciassette anni e studia nella prestigiosa Accademia di Belle Arti di Vienna, dove lo ha iscritto il lungimirante zio sotto la cui tutela è passato dopo essere rimasto orfano. Qui dimostra sin da subito il proprio talento, sebbene la rigidità dei canoni accademici gli stia decisamente stretta. L’incontro di cui stiamo parlando è l’incontro che sarà determinante per la sua carriera e, più in generale, per la sua vita.

Egon Schiele nel 1910 (via Wikimedia)

È Gustav Klimt (1862-1918), uno dei principali promotori della Secessione Viennese e artista comunemente associato all’art nouveau, a rimanere colpito dalle sue doti, tanto da fargli osservare: “Lei disegna già meglio di me!”. Schiele lo definirà non solo il proprio maestro, ma anche il proprio “padre spirituale”. Ed in effetti Klimt rappresenterà per lui un punto di riferimento artistico ma anche e soprattutto umano. Sarà proprio il suo mentore ad aiutarlo ad affacciarsi al mondo lavorativo procurandogli, grazie ai propri contatti, le prime modelle da ritrarre e le prime conoscenze che permetteranno a Schiele di debuttare con una personale già nel 1908. Qualche anno dopo, nel 1911, Klimt gli sarà ancora una volta di fondamentale aiuto per tornare sulla scena artistica dalla quale si era assentato a causa di un periodo di detenzione, dovuto alle accuse di molestie su una minorenne: una modella con cui ebbe una storia.

Gustav Klimt nel 1905 (vis Wikimedia)

Come già accennato, entrambi partono da una concezione artistica molto simile, con una particolare attenzione per il corpo umano. In Schiele è certamente presente ed evidente l’influenza del maestro, ma arriverà ad abbandonare il punto di partenza per scegliere una propria interpretazione della figura rappresentata, indagando su di essa in maniera molto diversa rispetto a Klimt. Lì dove il maestro gioca sull’armonia delle parti, delle cromie e dei motivi decorativi, l’allievo insiste quasi morbosamente sulle dissonanze e le spigolosità. Anche il tratto diventa nervoso, mettendo in risalto corpi ossuti e nodosi che ben si discostano dalle forme piene ed equilibrate tipiche del padre della secessione. Entrambi affrontano i grandi temi della vita dell’uomo, ma con uno spirito in certi casi quasi opposto che salta all’occhio anche cromaticamente: ai toni vivaci ed impreziositi dall’uso della foglia d’oro di Klimt si contrappongono i toni cupi con cui emergono le inquietudini che accompagnano Schiele per tutta la sua breve vita.   

Gustav Klimt, Il bacio, 1907-1908 | Egon Schiele, Cardinale e suora, 1912

Gustav Klimt, Danae, 1907 | Egon Schiele, Donna seduta con ginocchio piegato, 1917

Gustav Klimt, L’abbraccio, 1905-1909 | Egon Schiele, L’abbraccio, 1917

Gustav Klimt, Madre con bambini, 1910 | Egon Schiele, Madre con due bambini, 1917

È curioso pensare che i due, nonostante la grande differenza d’età, siano venuti a mancare nello stesso anno, il 1918. E rimasero legati fino all’ultimo, in quello che è stato un fortissimo desiderio di mostrare al mondo due diverse, ma complementari, letture della vita umana.

Foto da https://www.wikiart.org/

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